Souvenir dalle trame mediterranee

Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su linkedin
Condividi su print
Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su linkedin
Condividi su print

Al Museo delle Trame Mediterranee c’è un piano argenteo su cui fluttuano dei frammenti di lettere che svolgono un pensiero. È l’installazione di Francesco Impellizzeri, rivelatrice di misteriose alchimie.

Nel video un excursus ornato di parole.
Musica di Ettore Sanfilippo.

Piano piano ti saltano agli occhi sfumature che, a mente distratta, risultavano sfocate. Non è una frase. È un insieme sparso di sedimenti di immagini e di suoni, brillanti tonalità e pungenti profumi. È Souvenir, installazione site-specific di Francesco Impellizzeri, dal 2019 custodita all’interno del Museo delle Trame Mediterranee, a Gibellina. Legno, tessuto, frammenti di marmo dipinto e un commento sonoro. Così Impellizzeri scrive del suo ritorno nell’Isola.
«Tornare nella mia Sicilia – scrive l’artista trapanese di nascita e romano di adozione – non poteva avere solo un effetto nostalgico, ma doveva mettere in moto un recupero di quelle piccole e grandi cose, che hanno formato la mia sfera creativa e in cui tornavo ad immergermi». 

E non sorprende che il termine souvenir (dal latino subvenire, venire in aiuto), ça va sans dire, rimandi proprio ad un oggetto che si riporta, come ricordo, da una località in cui si è fatto un viaggio o un ritorno.

Il rimembrare di Impellizzeri inizia sulla riva del mare.
«Nei pressi di un’ex segheria di marmo, ho visto strati eliminati dalla produzione di levigate lastre che avevano adornato scale e impreziosito pavimenti: materiale estratto dalle ricche cave del Trapanese, arrivato dalle montagne fino al mare, per essere frammentato, lavorato e in parte scartato».

Questi frammenti allora sono stati ricomposti a mente, raccolti e disposti in una catena di forme dialoganti con parole dipinte in argento.
Ma c’è di più. Le parole del direttore del Museo delle Trame Mediterranee Enzo Fiammetta fanno luce.

«All’artista non basta ricordare: bisogna che il pensiero prenda forma, allora ecco che il ricordo tenta di materializzarsi, diventare scrittura, ma senza che le lettere prendano corpo, formate come sono da piccoli cerchi pieni di colore, che hanno perso le grazie e il corpo del loro carattere. Elementi di uno strano lettering, a metà strada tra il pensiero e la sua rappresentazione, più vicini al ricordo che alla scrittura, segni ordinati che compongono frasi, che per misteriose alchimie si rivelano, in maniera più chiara, attraverso lo schermo di un telefonino, come fossero dei mega-pixel, che ricordano quelli degli artisti pop, che scomponevano le immagini in retini tipografici».

La scrittura è compagna di creazione dell’opera.

Museo delle Trame Mediterranee

Istituito da Ludovico Corrao nel 1996, è l'approdo di anni di ricerche, di incontri, dibattiti, studi e seminari promossi dalla Fondazione Orestiadi.
La caratteristica del museo risiede nel suo carattere processuale, nell’idea guida, che trova forza nell'essere interdisciplinare e trasnazionale.

Le parole di Ludovico Corrao 

” La Sicilia non può essere compresa che nella vita del Mediterraneo ed il Mediterraneo non può leggersi senza la Sicilia. Gli esodi antichi ed attuali, le migrazioni dovute alle catastrofi naturali o economiche, gli insediamenti successivi ai conflitti, svelano la trama della comune matrice culturale “

La forma delle parole

La scrittura è uno dei motivi decorativi con cui è possibile seguire gli accostamenti degli oggetti, di epoche e provenienza differenti, che abitano Il Museo delle Trame Mediterranee.
La scrittura fa vedere la parola, è linguaggio. Ed è, in alcuni casi, nelle diverse culture che fanno parte dello spirito del Mediterraneo, un linguaggio che prima di tutto si rivela agli occhi.

Vedere il linguaggio, non esclusivamente utilizzarlo, permette così di dare carattere autonomo alla forma e dunque ad ogni rappresentazione. Una prassi che favorisce  il confronto, valorizzando le differenze nella loro accezione più autentica e quindi la comparazione. Ed è così che le parole sono a pieno titolo segni di un passato che coesiste nel presente.
Occorre solo osservare con attenzione.
La vista, infatti, e ci viene in aiuto Aristotele, «è ciò che ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze tra le cose». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *